Una buona reputazione ha più valore del denaro

Postare, taggare, mettere likes.

Scrollare la pagina su e giù e farsi i fattacci degli altri. Commentare e shareare.

L’era dei social networks.

Una volta si chiedeva il numero di telefono, ora si chiede “Hai Facebook?”.

Tutti vogliamo essere “social”. Vogliamo like sulle nostre foto, sui nostri post ed essere sempre originali nei commenti sui post degli altri.
Ci piace condividere e quando arriva un “like” – ammettiamolo – ci fa piacere. D’altrone non postiamo mica perché le cose vengano ignorate.

La reputazione online, o meglio sui social networks, è diventata parte integrante della vita di tutti i giorni. A volte forse più importante della reputazione nella vita reale.

Certamente la propria immagine “online” non va sottovalutata.
Da anni molti potenziali datori di lavoro fanno ricerche preventive sui futuri collaboratori.
Forse più che preoccuparsi su cosa può pensare l’amico di turno se postiamo una cosa anziché un’altra o sul numero di likes ottenuti, forse è meglio fare attenzione ad altri dettagli.

Le varie impostazioni sulla privacy e specialmente a chi rendere fruibili o meno i propri contenuti possono venire in aiuto.

Se non potete fare a meno di accettare l’amicizia del vostro datore di lavoro, un superiore o un collega; vi consiglio caldamente di tenere in considerazione il fatto di non permettere la visualizzazione di ogni cosa che pubblicate sul vostro profilo.

Anche la categoria “parenti” potrebbe rientrare nel gruppo al quale applicare restrizioni.

Molti si staranno domandando cosa mai debbano nascondere e perché mai dovrebbero farlo. In fondo non c’è nulla di male nel condividere qualche foto o scrivere un post… no?

Ingenui! L’informazione è potere.

Più informazioni ho su una determinata persona e più alte saranno le possibilità che possa usarle in svariate occasioni.

Immaginiamo la seguente situazione:
Sabato sera, esci con gli amici. Serata tranquilla. Molti dei tuoi amici scattano delle foto che il giorno dopo pubblicheranno su Facebook e verrai taggato. Oppure tu stesso le pubblicherai.
Fino qui tutto bene… mettiamo che in quelle foto – in OGNI foto – tu abbia un bicchiere di birra in mano; magari è sempre la stessa, tenuta per ore in mano e magari nemmeno l’hao finita. Ma su quelle foto, una dietro l’altra, tu hai sempre il bicchiere in mano.
Arriva il lunedì e ti presenti regolarmente al lavoro, ma ad un certo punto non ti senti troppo bene. Avvisi dunque il tuo superiorie – che è anche tuo amico su Facebook ed ha visto le famose foto – che non stai bene e vorresti andare a casa.
Lui ti guarda, fa un sorrisino e dice davanti a tutti “beh, se il sabato sera lo passi a bere è ovvio che poi al lavoro stai ancora male”.

SBAM! Ettichetta da alcolizzato pronta!

Non tutti abbiamo l’onore di avere un superiore str***o. Ma le situazioni possono essere le più svariate. E non smetteremo mai di conoscere a fondo colleghi/superiori nemmeno dopo 20 anni di collaborazione!

Internet, insieme ai social networks, ci ha permesso di avere accesso ad un mare di informazioni e nel contempo di condividerne altrettante; generando un flusso di dati spaventoso.

Ed è proprio da questa facilità nel reperire qualsiasi cosa che bisogna “proteggersi”.
Non bisogna farne una malattia, è ovvio, ma un occhio di riguardo non fa mai male.

Un altro caso poco piacevole che però non ha nulla a che vedere con la reputazione è quello emerso qualche mese fa riguardo a normalissime foto di ragazze “rubate” dai profili facebook dai loro stessi contatti.
Le foto venivano caricate in gruppi segreti su Facebook per soli uomini dove venivano postati i peggio commenti volgari a sfondo sessuale nei confronti di queste ignare ragazze.
Le foto, come già detto, erano foto normalissime che ognuno di noi potrebbe avere sul proprio profilo. Nulla di volgare o provocatorio.

Per maggiori dettagli sulla vicenda rimando a questo link.

Bisogna quindi diffidare di chiunque? Del collega, del capo o dell’amico di infanzia che ci chiede l’amicizia?

Direi “ni”.

Io sono sempre stata una grande sostenitrice del detto “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” e finora ha quasi sempre funzionato! 🙂

 

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