Il dono della sintesi…

Che serva per studio o per lavoro, saper riassumere i concetti in pochi punti è una dote essenziale e che va sviluppata il più presto possibile.

I vantaggi, come molti possono intuire, sono molteplici.

Quando abbiamo davanti noi un testo che dobbiamo riportare a terzi per varie ragioni, che sia il capo che ci chiede il resoconto di un documento importante o il professore che ci interroga all’esame, poco importa. L’importante è prepararsi bene in modo da poter ricordare le informazioni più importanti con il minimo sforzo.

Il minimo sforzo non si ha però durante l’elaborazione del testo, furbacchioni!
Bisogna fare un lavoro “certosino” in modo che il recupero dei dati sia un gioco da ragazzi!

Esistono svariati metodi, per ora andiamo sul classico e vediamo quelli più noti.

Iniziamo dalle mappe mentali.

La preparazione va affrontata con precisione chirurgica. Infatti vanno estrapolati dal testo solo ed esclusivamente i concetti chiave (keywords) che andranno poi riportati sulla mappa. Questi concetti devono richiamare immediatamente la parte di testo o il concetto alla quale sono collegati. È bene quindi individuarli con attenzione.
Una volta individuate le keywords andranno collegate fra loro in maniera coerente.
Per facilitare il recupero delle informazioni durante il ripasso e quindi la sollecitazione del pensiero laterale tramite i collegamenti, è opportuno usare colori e linee di spessore diverso  seconda dell’importanza del concetto o parola ripotata sulla mappa.

Attenzione però ad usare solo colori leggibili e usare le ramificazioni con parsimonia, in fondo state solo riportando i punti salienti; non state piantando la foresta amazzonica!

Inoltre poco testo, solo parole chiave; come già detto. Non state facendo un riassunto. Il riassunto non vi servirà a nulla e non svilupperà mai la capacità di creare connessione fra vari punti per una memorizzazione più veloce ed immediata.

Per dare un ulteriore supporto alla nostra a memoria è caldamente consigliato anche l’utilizzo di immagini o simboli che rimandino ai concetti da ricordare.
Non vi si chiede di essere i nuovi Michelangelo, basta uno schizzo. La mappa serve solo a voi e non la vedrà nessuno 😉

Qui sotto un esempio di mappa mentale.

http://itismonacodislessia.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/01/MappaMentale.png

Per i più noiosi e “old style” esiste anche la mappa concettuale.

Frecce e figure geometriche collegano i concetti con l’intento di creare connessioni logiche.
Hanno una struttura ad albero e solitamente gerarchica a cascata. In alto il concetto più generale e via via quelli più specifici.
La gerarchia è inoltre evidenzata da colori diversi.

Io la trovo molto poco creativa e molto poco stimolante.

Consiglio vivamente di darsi un po’ di più da fare e provare a stimolare di più i neuoroni 😉

Qui un esempio di mappa concettuale

http://media.studentville.it/articoli_media/images/CRITERI%20DI%20LETTURA.jpg

Triste vero? Mi ha fatto venire voglia di mangiarmi del cioccolato per ripigliarmi!

Comunque…

Infine abbiamo lo schema classico. L’evergreen degli studenti e lavoratori che non sanno da dove diavolo iniziare per fissare i concetti di un testo scritto.

Si tratta di mini riassunti dei concetti chiave intrappolati in figure geometriche a piacere.
Ognuno le fa come vuole e come più gli aggrada, insomma hanno il privilegio di essere democratiche 😀

Alla fin fine sono composte da parole e relative definizioni. That’s it!

Non voglio di certo spingervi a scegliere le mappe mentali per i vostri lavori ma di certo, se vi soffermate un attimo a pensarci, quali delle tre immagini catturano di più la vostra attenzione?

Il cervello ha bisogno di essere stimolato! Di essere attivato.
Se l’argomento che dobbiamo memorizzare è già palloso di suo, perché renderlo ancora più triste e spento?
Non si tratta di riempire un figlio di disegnini e colori come se fossimo all’asilo, di tratta di creare connessioni fra concetti che difficilmente potranno essere dimenticati.
Il cervello tende a ricordare qualcosa quando c’è associazione.

Provare per credere!

Non sarà facile, ci vuole pazienza specialmente ai primi tentativi. La tentazione di scrivere più del dovuto è sempre in agguato. Ma con un po’ di pazienza inizierete a prenderci gusto e vi ridurrete come me, disegnando piccoli processori e RAM impazzite che litigano fra di loro per preparare l’esame di informatica, con tanto di dialoghi in dialetto trentino fra le varie componenti del computer… 😀

 

 

 

 

 

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