Anche gli inglesi vestono Geox

Da quando sono in Germania la mia attenzione verso l’abbigliamento è sensibilmente diminutia; è diventata una necessità dettata un po’ dalle condizioni climatiche e un po’ dal fatto che come mamma ci ha fatto in giro non si può andare; e direi pure “grazie al cielo”… vedere alcuni personaggi, me compresa,  in versione naturista non deve essere un bello spettacolo.

Anche se i tedeschi, specialmente nell’est della Germania, hanno un rapporto con la nudità particolare…

Ma torniamo all’abbigliamento.

La moda italiana è conosciuta a livello mondiale. Diciamocelo, siamo er mejo! 😀

Quindi ci si aspetta che gli italiani siano sempre ben vestiti e indossino e comprino solo capi italiani come se non ci fosse un domani!

Io voglio tanto bene ai miei colleghi tedeschi, ma non posso di certo dire che prestino molta attenzione a quello che indossano la mattina. A dire il vero non presto poi più tanta attenzione nemmeno io; anche se devo dire che qui mi sento sempre vestita benone mentre quando vado in Italia con gli stessi vestiti mi sento una pezzente! 😀

Questa riflessione sul vestiario è nata quando, da qualche giorno, in ufficio sono comparsi dei nuovi colleghi ed è partito il “toto nazionalità”!

“oh hai visto quello? Secondo me è italiano… guarda come è vestito?”
“beh sì hai ragione… camicia, maglioncino fighetto e porta le Geox… 100% Italian!”
“Sì vero, mai viste le Geox addosso a qualcuno qui se non ai manichini dei negozi”

Se non che, oggi durante il Teammeeting settimanale partono le presentazioni dei nuovi arrivati e il nostro amico camiciato se ne esce con “Sono inglese”.

FALLIMENTO CLAMOROSO DEL “NAZIONALITÀ RADAR”!!!

Non è possibile, si è rotto. L’unica certezza che avevo era riconoscere i miei connazionali con un colpo d’occhio… sono affranta!

A parte la rottura del mio radar, quello che mi ha sorpresa è il fatto che molto spesso ci affidiamo a degli stereotipi che non hanno alcun fondamento, se non quello di suddividere le nazionalità dando particolari attributi.

Gli italiani mangiano sempre pasta e vestono bene.
I tedeschi lavorano tanto (vi presenterei alcuni miei ex e attuali colleghi….) e sono precisi.
Gli inglesi sono sempre “polite” e bevono tanto the nero.

Ci sarebbe una lista infinita di ettichette che si appiccicano addosso a qualcuno solo per la sua provenienza geografica, come se questa determinasse il suo carattere e la sua personalità!

Generalizzare ci protegge dalla complessità del mondo che ci obbliga a sentirci incerti verso quello che non conosciamo.

E così gli immigrati rubano il lavoro e non pagano l’affitto… gli italiani del sud Italia spesso sono mafiosi… e le persone di religione musulmana obbligano le loro donne al velo!

Certo… e poi c’è la marmotta che confeziona la cioccolata!

Fino a quando si tratta di provare ad indovinare la nazionalità del collega, questo appioppare stereotipi non è pericoloso; ma quando questa azione si sposta su temi più complessi quali la sicurezza personale e l’invasione del proprio territorio (che poi belli miei i confini sono un’invenzione dell’uomo, non esistono! Sveglia!!!) possono diventare pericolosi e portare le persone a diffidare da chi è diverso o addirittura a manifestare del razzismo.

Quindi pensateci bene, d’ora in poi, quando con leggerezza inserirete qualcuno nei vostri archivi mentali in base a preconcetti che sono basati solo sul sentito dire o false aspettative del singolo.

Mentre stavo scrivendo e parlando di nazionalità e stereotipi mi è venuta in mente questa barzelletta (se tale si può definire) che sicuramente si adatta al tema del post:

Il paradiso è un poliziotto inglese, un cuoco francese, un tecnico tedesco, un amante italiano: il tutto organizzato dagli svizzeri.
L’inferno è un cuoco inglese, un tecnico francese, un poliziotto tedesco, un amante svizzero, e l’organizzazione affidata agli italiani.

Ve la ricordavate? 🙂

Se l’inferno culinario è una cheese cake, tanto per prendere una nazionalità di quelle citate e rimanere in tema, io ci faccio volentieri la firma!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *