Black out… quando la luce si spegne nel cervello!

 

Dove ho messo le chiavi?

A che ora ho quell’appuntamento?

Dove ho messo il cellulare?

Improvvisamente nella testa non ci sono più neuroni ma piante rotolanti come nel deserto….

Sounds familiar? 😀

Io a volte penso che a casa ci sia da qualche parte un buco nero che risucchia le cose, non è possibile che io non ricordi dove ho messo milioni di cose e addirittura non le ritrovi più!!!

Dimentico come se non ci fosse un domani…

Io mi alzo la mattina e mi dimentico persino chi sono e che hanno è.

Fate parte anche voi del club? Se la risposta è sì, ho una buona notizia per voi: la funzione principale della memoria è dimenticare!

Non lo dico io, lo dice la scienza… o meglio lo dice il mio professore di Sociologia nel corso di “Società e Processi Culturali”.

Sulla parola di un accademico non c’è molto da dicutere, nella maggior parte dei casi.

Ma perché dimentichiamo spesso le cose?
Semplice, la nostra memoria sceglie quello che vale la pena rircordare e quello che invece è da dimenticare. Rassicurante, vero?

Tralasciando i casi limite, o casi dove sono presenti delle disfunzioni a livello cognitivo, ogni giorno siamo letteralmente bombardati da un sacco di informazioni. E non parlo solo delle informazioni provenienti dai vari media della comunicazione quali giornali, facebook, radio o televisione (a proposito, spegnete la televisione che è la cosa più irritante che possa esistere sul pianeta); parlo anche di rumori, odori e colori. Anche queste sono informazini che il nostro sistema cognitivo deve registrare ed eventualmente rimettere a disposizione come informazione al momento del bisogno.

Avete presente il detto “learning by doing” (imparare facendo, cioè per prove)?
Ci sono un sacco di cose che nella nostra esistenza dobbiamo imparare con questo metodo, cioè sbattendoci il naso. Il fuoco brucia, gli aghi pungono e se hai freddo una coperta può riscaldarti.

Sembrano cose scontate e banali, ma tutto viene registrato dal nostro sistema come informazione.

Detto questo, potete immaginare il carico cognitivo che dobbiamo sostenere ogni giorno.

Un sistema cognitivo sottoposto ad un eccessivo carico di stimoli può bloccare le sue operazioni, mandandolo in tilt.

Il nostro sistema, e quindi il nostro corpo e la nostra psiche, sono sistemi perfetti; siamo noi che cerchiamo disperatamente di forzarli a fare una cosa che non è nella loro natura.

Con l’avvento della scrittura, inoltre, ci siamo potuti permettere il lusso di aumentare la possibilità di dimenticare. Le informazioni sono facilmente reperibili e i sistemi di catalogazione permettono un accesso pressoché immediato al momento del bisogno.

È tutto a portata di mano!

Prima dell’avvento della stampa, i pochi libri che circolavano erano scritti a mano ed erano perlopiù dei libri finalizzati a supportare la memoria con svariati espedienti.
Ricordate le lettere capitali iper decorate e colorate?
Non erano un semplice abbellimento, servivano come “aggancio” mnemonico per segnare i passi più rilevanti del testo. Così come la suddivisione dei paragrafi e l’inserimento di immagini era tutto finalizzato a stimolare il lettore a memorizzare quanto stava leggendo.

Ora i libri hanno tutti un indice che facilità il riperimento delle informazioni e le immagini servono a fornire ulteriori informazioni al lettore.

C’è da dire che la stampa e il metodo di indiciazzazione dei libri hanno portato all’ampliamento del sapere, e questo è un bene!

In definitiva sforzarsi di ricordarsi troppe cose, specialmente se contemporaneamente, è controproucente!

Quindi la prossima volta che qualcuno vi ammonirà per una dimenticanza, fategli presente che il vostro sistema cognitivo – e quindi la memoria – ricorda quello che vale la pena ricordare e dimentica quello che non è necessario alla riproduzione delle proprie operazioni.

Fatemi sapere come va quando il vostro amato vi chiederà se ricordate il tal evento della vostra operazione e darete questa risposta… se rimarrete vivi 😛

 

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